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Referendum...in alto mare!

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Quanto ne sapete sul Referendum del 17 aprile prossimo? Cercherò di sciogliere qualche dubbio...

Innanzitutto quello del 17 aprile sarà un Referedum abrogativo, e cioè quello strumento di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per chiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato.
La norma sulla quale siamo chiamati ad esprimere la nostra opinione è una parte della legge di stabilità entrata in vigore il 1 gennaio 2016, che permette di estendere le concessioni alle piattaforme petrolifere che estraggono gas e petrolio entro le 12 miglia dalle coste "per la durata di vita utile del giacimento”, cioè fino al naturale esaurimento. Prima dell'entrata in vigore di questa norma, le concessioni per estrarre idrocarburi avevano normalmente una durata di trenta anni (prorogabili per altri complessivi venti anni).
In pratica se vince il SI, si tornerà alla vecchia norma e quindi le società petrolifere dovranno cessare la loro attività di estrazione alla scadenza della concessione, se vince il NO potranno continuare ad estrarre fino all'esaurimento naturale del giacimento.
Il Referendum è stato proposto da 9 Regioni: Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia in quanto nei loro mari sono atttualmente presenti 35 concessioni (di cui 3 inattive, 1 sospesa fino alla fine del 2016 e 5 non produttive) per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi.
I sostenitori del SI sono le associazioni e i comitati ambientalisti (da Greenpeace al WWF) che si oppongono alla strategia energetica del governo, l'organizzazione No-Triv, i partiti di opposizione (Forza Italia, Lega nord, Movimento 5 stelle), Sinistra Italiana e parte del PD. I sostenitori del NO sono il comitato "Ottimisti e Razionali" che afferma che ridurre l'estrazione di idrocarburi comporterebbe maggiori importazioni e un negativo impatto sull'economia, i sindacati del settore petrolchimico e parte del PD.
Affinché sia valido, il referendum dovrà raggiungere il quorum, ovvero la partecipazione del 50% più uno degli aventi diritto. Si voterà in tutta Italia, e non solo nelle Regioni che hanno posto il quesito, dalle 7 alle 23. Per la prima volta potrà partecipare anche chi risiede temporaneamente all'estero, con una consultazione per corrispondenza organizzata dagli uffici consolari.

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